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Intercettazioni telefoniche: nessuno è al sicuro

Immagine Negli ultimi dieci anni ascoltate le conversazioni telefoniche di 30 milioni di italiani. Il Grande Orecchio almeno una volta nelle casa delle famiglie italiane.

L’ultima ondata di intercettazioni eccellenti collegate all’inchiesta Antonveneta ha riaperto il dibattito sull’utilizzo delle tecniche e delle procedure di intercettazione delle conversazioni telefoniche disposte dalle autorità giudiziarie e investigative.
L’Eurispes ritiene che il fenomeno abbia interessato nell’ultimo decennio una quota piuttosto rilevante della popolazione italiana: quasi 29 milioni e 200 mila individui.
L’Eurispes ha utilizzato per il proprio studio criteri di analisi molto restrittivi, impiegando per le proprie stime esclusivamente i dati ufficiali forniti dal Ministero di Giustizia e altre informazioni statistiche della propria banca dati.
Le intercettazioni telefoniche riguardano individui diversi per frequenza d’uso, status economico e modalità di interazione relazionale e sociale: per esempio il traffico telefonico convogliato sull’utenza di “alto profilo” dell’Amministratore Delegato di Antonveneta Fiorani, ha significati e contenuti diversi rispetto all’utenza di un cittadino normale. Un altro aspetto importante riguarda le intercettazioni multiple: se ad esempio ad essere sotto controllo è un’azienda tutti i dipendenti rischiano l’intercettazione.
I più “ascoltati”. I distretti giudiziari più “ascoltati” negli ultimi cinque anni (periodo 2000-2004) sono stati nell’ordine Roma (19.456), Milano (17.685), Bologna (11.718), Napoli (11.498) e Palermo (10.751). Per quanto riguarda Roma e Milano il dato può essere spiegato sia con la dimensione demografica sia con il fatto che si tratta di poli di servizio politico-amministrativi e finanziari di primo livello. Il dato di Bologna può essere sorprendente ma probabilmente in questo caso ha influito fortemente la questione sicurezza legata alle attività di contrasto dei gruppi anarchici. Infine il dato relativo a Napoli e Palermo può essere facilmente interpretato alla luce della massiccia presenza della criminalità organizzata (mafia, camorra, ecc.).
Regioni a confronto. Regionalizzando il dato distrettuale, le regioni più “ascoltate” sono Sicilia, Lombardia, Lazio, Campania e Puglia:
+ 128% negli ultimi 5 anni. L’Eurispes ha stimato che, nel periodo 2000-2004, in Italia si è verificato un incremento vertiginoso del numero delle intercettazioni fino ad arrivare ad un aumento del 128%.
Un aumento sicuramente correlato ai temi della sicurezza nazionale (contrasto dei gruppi terroristici di matrice islamica, lotta contro l’attività di eversione dei gruppi anarco insurrezionalisti, ecc.), della lotta contro le organizzazioni criminali nelle regioni meridionali, della prevenzione delle possibili frodi in ambito fiscale e contributivo, della bonifica e tutela dei mercati finanziari e borsistici.
Il costo delle intercettazioni. Le intercettazioni costano allo Stato quasi 300 milioni di euro l’anno. In particolare nel 2003 sono stati spesi quasi 256 milioni di euro e nel 2004 circa 260 milioni di euro. Di conseguenza, negli ultimi cinque anni, lo Stato ha speso circa 1,250 miliardi di euro, ovvero circa 2.500 miliardi di vecchie lire.
In dieci anni 30 milioni di spiati. L’Eurispes, sulla scorta dei dati ufficiali e in base all’ipotesi che ogni utenza intercettata possa avere coinvolto, nei periodi d’indagine autorizzati dalla magistratura nell’ultimo decennio (periodo 1995-2004), almeno 100 soggetti distinti (familiari stretti, parenti, amici, colleghi di lavoro, fornitori di servizi, ecc.) ha stimato che sono stati ascoltati complessivamente quasi 30 milioni di italiani.
Quindi, nel decennio 1995-2004 i segreti più reconditi di tre italiani su quattro, appartenenti alla classe di età 15-70 anni, sono stati (e in certi casi continuano ad esserlo) a disposizione di coloro che gestiscono o controllano i flussi informativi del “Grande Orecchio”.
Dal momento che il numero delle famiglie italiane ammonta a 21 milioni e 600mila unità, è possibile altresì affermare che, in ogni famiglia italiana il Grande Orecchio di orwelliana memoria è entrato almeno una volta.

Per saperne di più: il sito Eurispes



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