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Carne contraffatta: cosa mettiamo nel piatto?

Immagine - Carne contraffatta: cosa mettiamo nel piatto? Pasta con carne di manzo contraffatta il Ministero della salute italiano dia i risultati degli esami in corso. Sapere cosa compriamo e cosa mettiamo nel piatto.

Se i produttori alimentari non dichiarano un ingrediente in etichetta, di fatto lo stanno nascondendo: al consumatore finale e ai propri concorrenti nell’industria alimentare.
Non dovrebbe succedere, per due ragioni: per un motivo di trasparenza commerciale – dobbiamo sapere cosa stiamo comprando per valutare l’opportunità della scelta, il rapporto qualità-prezzo e per un motivo di garanzia della salubrità dei cibi.

La carne di cavallo non dichiarata ma trovata negli hamburger in Irlanda a metà gennaio, poi in pasta condita e ripiena in diversi altri Paesi europei – in Italia e Spagna oggi ritirati dal produttore Nestlè ravioli e tortellini di manzo Buitoni, indicano un problema di sistema sui controlli della filiera.
La carne di cavallo è più pregiata di quella di manzo. Se i produttori la usano e non la dichiarano è perché gli conviene. Qual è la provenienza del prodotto? È sicura? Contiene sostanze a rischio per la salute dei consumatori?

A rispondere, immediatamente, dovrebbe essere il ministero della Salute italiano, con un gesto di trasparenza: comunichi i risultati dei controlli in corso in Italia, sia sulla presenza di DNA equino, sia sulla presenza di farmaci, richiesti dalla Commissione europea. Le autorità inglesi stanno verificando la presenza nella carne equina di farmaci utilizzati per la cura degli animali ma pericolosi per l'uomo. In tutti i casi, è inaccettabile che un prodotto commercializzato come manzo contenga altro.

L’etichetta alimentare sui prodotti è l’unica possibilità per chi acquista di sapere cosa metterà in tavola. La mancanza di trasparenza non aiuta nessuno, anzi pesa su tutta la filiera alimentare.
La normativa che oggi esiste sulle etichette non aiuta: l'indicazione dell'origine delle carni bovine è obbligatoria solo quando queste vengono vendute fresche, congelate o tritate. Criterio non applicato se la carne è utilizzata per preparazioni diverse (salsicce) o all'interno di cibi pronti (lasagne). Altroconsumo chiede che l'etichettatura di origine sia estesa a tutte le carni, anche quando utilizzate come ingrediente di preparazioni e prodotti alimentari. La sola etichettatura d'origine non può prevenire i comportamenti fraudolenti da parte delle aziende produttrici, ma può sicuramente costituire un deterrente.








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