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Cocopro. Il Ministero fissa le regole: i requisiti del progetto e le professioni escluse

Immagine - Cocopro. Il Ministero fissa le regole: i requisiti del progetto e le professioni escluse Il progetto deve avere un obiettivo preciso e verificabile. Quindi niente Cocopro per call center, imprese di pulizie, edilizia ecc. Ecco la black-list delle professioni.

Vita più difficile per le aziende che utilizzano i Cocopro. Può sembrare una banalità, ma per un contratto di collaborazione a progetto ora serve un vero "progetto".
E ci sono lavori che un progetto non possono averlo, per definizione. Lo sostiene il ministero del Lavoro che elenca in una black-list le professioni che non è possibile svolgere come Cocopro.

Sono le regole fissate dalla circolare n. 29 dell'11 dicembre 2012 che fornisce alcuni chiarimenti operativi sulle novità introdotte dalla riforma del lavoro Fornero e in particolare sulle collaborazioni a progetto. La riforma ha modificato la "filosofia" dei contratti a progetto, spesso utilizzati per coprire rapporti che hanno tutte le caratteristiche del lavoro subordinato, ponendo quattro requisiti fondamentali:

• il progetto specifico, che non può essere la pura riproposizione dell'oggetto sociale;
• la durata, che dev'essere determinata (una data specifica) o determinabile (al raggiungimento del risultato);
• il corrispettivo, che deve avere un minimo stabilito calcolato sulla base delle retribuzioni dei dipendenti con mansioni analoghe;
• il coordinamento del lavoratore con il committente.

Il progetto e la black-list dei mestieri
La circolare specifica innanzitutto le caratteristiche del progetto: dev'essere specifico e determinato dal datore di lavoro o dallo stesso collaboratore, deve indicare esplicitamente il risultato da raggiungere, che deve essere oggettivamente verificabile. In sostanza il progetto, pur rientrando nell'attività complessiva dell'impresa, deve avere contenuti e obiettivi autonomi.

La logica conseguenza è che il collaboratore non deve svolgere compiti puramente esecutivi o ripetitivi. Ma il ministero del Lavoro non si limita ad enunciare il principio ma si prende la briga di individuare le singole professioni per le quali non è possibile stipulare un contratto a progetto, proprio perché non si prestano a una "progettualità", e vanno necessariamente ricondotte nell'ambito del rapporto di subordinazione.

Ecco l'elenco delle mansioni escluse dal Cocopro (che secondo lo stesso ministero è esemplificativo e non esaustivo):

• distributori di giornali e riviste
• addetti alle agenzie ippiche
• addetti alle pulizie
• autisti e autotrasportatori
• baristi e camerieri
• commessi e addetti alle vendite
• custodi e portieri
• estetiste e parrucchieri
• facchini
• istruttori di autoscuola
• letturisti di contatori
• magazzinieri
• manutentori
• muratori e altre qualifiche operaie dell'edilizia
• piloti e assistenti di volo
• addetti al settore agricolo
• addetti alle attività di segreteria e terminalisti
• addetti alla somministrazione di cibi o bevande
• addetti ai call center per servizi "inbound" (di risposta).








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