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Sempre di più le persone che rinunciano a cercare un lavoro

Immagine - Sempre di più le persone che rinunciano a cercare un lavoro I dati pubblicati dall’Istat sulla disoccupazione evidenziano come in Italia sia in aumento il numero delle persone che vorrebbero un lavoro ma rinunciano a cercarlo, perché convinti di non trovarlo. Una percentuale di scoraggiamento che non ha eguali in Europa, ulteriore segno delle difficoltà che l’Italia sta vivendo.

Dal 2011 l'Ufficio statistico dell'Unione europea (Eurostat) ha previsto la diffusione annuale di alcuni indicatori complementari al tasso di disoccupazione, pubblicati dall'Istat per la prima volta il 10 novembre 2011. Gli indicatori sono calcolati sulla base dell'indagine sulle forze di lavoro che ripartisce la popolazione residente in tre gruppi esaustivi e mutualmente esclusivi (occupati, disoccupati, inattivi) secondo i criteri definiti dall'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e recepiti dai Regolamenti comunitari.
Per rappresentare appieno la complessa realtà del mercato del lavoro è necessario andare oltre la rigida distinzione tra occupati, disoccupati e inattivi, con l'ausilio di indicatori complementari definiti in sede europea. I primi riguardano due segmenti di inattivi:
- gli individui che non cercano attivamente un lavoro, ma sono disponibili a lavorare;
- le persone che cercano lavoro ma non sono subito disponibili.
La somma dei due segmenti rappresenta le cosiddette "forze di lavoro potenziali".
Un terzo indicatore è calcolato tenendo conto di quanti lavorano con un orario ridotto, ma dichiarano che avrebbero voluto e potuto lavorare più ore: i sottoccupati part time.

Nel 2011 gli inattivi che non cercano un impiego ma sono disponibili a lavorare sono 2 milioni 897 mila, in aumento del 4,8% (+133 mila unità) rispetto al 2010. La quota di questi inattivi rispetto alle forze di lavoro cresce tra il 2010 e il 2011, passando dall'11,1% all'11,6%, dato questo superiore di oltre tre volte a quello medio europeo (3,6%).
Il gruppo è fortemente caratterizzato dal fenomeno dello scoraggiamento: il 43% (circa 1,2 milioni di unità) dichiara di non aver cercato un impiego perché convinto di non riuscire a trovarlo.

In Italia, gli inattivi che non cercano un impiego rappresentano un aggregato più ampio di quello dei disoccupati in senso stretto (2 milioni 108 mila nel 2011); nella media europea, invece, i disoccupati risultano pari a più del doppio di questi inattivi.
Nel 2011, gli inattivi che cercano un impiego ma non sono disponibili a lavorare sono 121 mila unità (-4,4%, pari a 6 mila unità in meno in un anno). Si tratta dello 0,5% delle forze di lavoro (l'1% nell'Unione europea).

Sommando le forze di lavoro potenziali ai disoccupati si ottengono le persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo: nel 2011 si tratta di circa 5 milioni di unità.
Sempre nel 2011, i sottoccupati part time sono 451 mila unità (+3,9%, pari a 17 mila unità in più rispetto al 2010) e rappresentano l'1,8% del totale delle forze di lavoro. Nell'Unione europea l'incidenza è pari al 3,6%.







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