Immagine Attualità

Cresce il regno del porno
di Annarosa Pacini


Immagine Il mercato del porno cresce: il valore medio annuo del fatturato, dal 2002 al 2004, è di 993 milioni di euro. Per misurare l’andamento del volume d’affari pornografico in una prospettiva temporale di una certa dimensione, l’Eurispes ha analizzato il trend del mercato negli ultimi 17 anni, dagli anni clou del boom del porno ad oggi.

Questo quanto emerge dal 4° Rapporto sulla Pornografia realizzato dall’Eurispes con il patrocinio del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, che già nel 1984 aveva ispirato la realizzazione del 1° Rapporto.
Costante è l’aumento nel settore dei sexy shop, relativamente alle vendite dei prodotti non videografici (oggettistica, biancheria-abbigliamento, ecc.) dovuto al fatto che negli ultimi tre anni diversi dei 400 sexy shop presenti sul territorio, specialmente quelli insediati nel Centro e nel Nord, sono stati ristrutturati e ampliati: segno di un buon andamento commerciale.
Sono aumentate anche le vendite delle riviste, grazie all’apporto di quelle contenenti annunci scambisti e dei cataloghi prostituzionali, entrambe le più vendute. Alla loro diffusione (che appare senz’altro in crescita) e all’aumento dei siti web che ospitano annunci di sesso a pagamento, si deve l’aumento del giro d’affari prostituzionale (maschile e femminile).
Ma è tra le aree d’affari forti (televisioni a pagamento, home video, porno on line) che registrano i maggiori cambiamenti, anche di fatturato.
Nel 2004, poi, acquistano fette sempre più ampie di mercato i video telefonini satellitari come nuovi supporti che veicolano nuovi prodotti di porno virtuale.
Video porno: la lenta marcia del Dvd pornografico. Nel 2003/2004, l’home video pornografico (a prezzo medio invariato a pezzo, pari a 41,97 euro) viene venduto e permutato più di quanto non lo fosse nel 2002. Tanto che l’Eurispes ha stimato un incremento delle vendite e delle permute nei sexy shop, nel 2003, pari al 2% rispetto all’anno precedente (in volume d’affari: 82,620 milioni di euro invece di 81 milioni registrati per il 2002).
Scombussolamenti nel digital porno. Porno on line, porno via Tv a pagamento, porno da video telefonini di terza generazione: nei settori che inglobano la tecnologia digitale l’andamento dei volumi d’affari nel 2002/2003/2004 registra le maggiori oscillazioni. Si tratta infatti di settori movimentati dallo sviluppo fluido e veloce delle applicazioni tecnologiche che si dissestano e riassestano di continuo.
Un andamento del fatturato particolarmente altalenante si registra nel mercato della pornografia telematica. Nel 2004, l’anno in cui si registra una forte contrazione del volume d’affari, le voci del fatturato sono così suddivise: 171 milioni di euro per il porno pagato a connessione e 10 milioni di euro per il porno pagato con carta di credito. L’impennata del fatturato e la successiva caduta, è dovuta in buona parte all’introduzione dei dialer “truffaldini” e alla notizia-scandalo delle “bollette anomale” che scoppia nei primi mesi del 2003 e che allarma tutta l’Italia.
D’altra parte, tutta la pornorete ha perso utenti-clienti, diventati sospettosi e restii a scaricare dialer, il metodo di pagamento per consumare porno telematico largamente più usato nella pornorete in lingua italiana. Ci vorranno diversi anni prima che i consumi, a vantaggio di tutti gli impresari del porno on line, risalgano: le truffe dei dialer hanno interrotto quelle strategie di fidelizzazione degli utenti-clienti, le uniche a poter garantire un flusso costante di consumi e dei relativi micropagamenti.
Il porno corre sul filo del telefono. Giorno e notte, invece, scorrono le pornovisioni dai telefonini di terza generazione. Costano 2 euro per 5 minuti le connessioni al reparto “Vietato ai minori di 18 anni”: brevi filmati di tutti i tipi e tante tante foto. La stima, prudente, delle connessioni effettuate per il porno è pari a 70 milioni di connessioni. A 2 euro l’una: 140 milioni di volume d’affari in (quasi) un anno.
In conclusione, la spesa pro capite degli italiani pornofili, dividendo il fatturato medio annuo del porno (993 milioni di euro) per il numero dei consumatori, è per ciascun pornofilo di 112 euro l’anno. Ovvero: c’è chi compra pornovisioni anche per più di 100 euro al mese e chi si accontenta di 12 riviste patinate al prezzo di 6 euro l’una.
Alcune considerazioni. Il consumatore pornofilo è l’uomo-scheda distributore automatico, l’uomo-computer, l’uomo-scheda televisiva, l’uomo-telefonino che deve poter essere raggiunto dalle “sue” pornovisioni in qualsiasi momento della giornata. Questo è l’obiettivo della grande industria pornografica che non si limita a operare in un’unica area geografica, reale o virtuale che sia, ma tutte le ingloba.
L’intreccio ormai consolidato tra pornografia e IT (Information Technologies) ha alterato in maniera irreversibile la “rincorsa” tra domanda e offerta, moltiplicando la seconda rispetto alla prima. Il nuovo equilibrio posto alla base della dinamica di mercato è dettato da quelle multinazionali e colossi dell’industria di intrattenimento per adulti che fanno il buono e il cattivo tempo sullo scenario del porno globale. Le strategie mercantili di punta non si pongono più come obiettivo quello di impinguare e diversificare l’offerta di pornografia al fine di allargare la cerchia dei consumatori, come avveniva negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, bensì quello di fornire ai consumatori, ormai stabilmente conquistati, una sorta di accudimento 24 ore su 24 dovunque si trovino e attraverso tutti i mezzi di comunicazione, quelli tradizionali e quelli tecnologicamente più avanzati, di cui essi dispongono.

Per saperne di più: Eurispes



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