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Giovani e comportamenti a rischio: quello che gli adulti non sanno

Immagine - Giovani e comportamenti a rischio: quello che gli adulti non sanno Che cosa succede se la fisiologica trasgressione adolescenziale supera i confini della sperimentazione innocua e propositiva, per tradursi in comportamenti che mettono a rischio lo sviluppo fisico e mentale, se non la stessa vita? Alcol, fumo, sostanze stupefacenti, vandalismo, sesso non protetto: sembrano essere queste le variabili che caratterizzano l’esistenza degli adolescenti, alla ricerca di uno “sballo”, nel tentativo di affermarsi in una società contemporanea che richiede continuamente visibilità e fama. Questi giovani che balzano agli onori della cronaca per il consumo smodato di alcol e sostanze stupefacenti, che riprendono le proprie bravate e le caricano su Youtube, non stanno forse rispondendo a quanto la “società dell’“apparire” chiede loro?

Se, d’altra parte, è ormai diventata una chimera la possibilità di costruirsi un futuro che preveda un lavoro stabile ed una famiglia, all’adolescente non resta che rifugiarsi nella cultura del divertimento, la cui parola d’ordine è “consumo”: si consumano le droghe, l’alcol, i rapporti sessuali, il tutto spesso con scarsa moderazione, poca consapevolezza ed una velocità che lascia poco spazio alla riflessione. Il divertimento come momento d’evasione e di svago momentaneo finisce per trasformarsi nella conditio sine qua non di un’età adolescenziale che spesso protrae i propri limiti temporali fino ai 25-30 anni. Parallelamente, queste esperienze eccentriche e trasgressive ad ogni costo, anziché permettere la creazione di un Sé unico ed originale, riflettono una condizione di omologazione a costumi e abitudini rassicuranti per i giovani, che sentono di appartenere ad un gruppo ben identificabile (le nuove tendenze degli “emo” o delle “lolita rococò” ne sono solo un esempio), bisognosi di essere in e cool.

L’indagine qui prodotta diviene allora un importante strumento conoscitivo per analizzare il mondo adolescenziale in tutte le sue sfumature e contraddizioni, nonché un valido aiuto alle istituzioni per capire quali siano le problematiche cui destinare immediata attenzione.

Alcol e sesso non protetto i principali comportamenti a rischio tra gli adolescenti. Il 2,1% dei ragazzi ha fatto uso di ecstasi e/o altre droghe sintetiche e l’1,9% di cocaina. Più significativa e allarmante è invece la percentuale di coloro che almeno una volta sono entrati in contatto con marijuana e hashish: il 9,4% (di cui spesso il 2,2%, qualche volta il 3,6%, raramente il 3,6%).

Decisamente meno prudente è l’atteggiamento dei ragazzi nei confronti del consumo di alcol: il 28,4% dichiara di ubriacarsi (spesso il 3,3%, qualche volta il 12,7%, raramente il 12,4).

Rispetto ad altri comportamenti considerati “a rischio”, l’8,5% dei ragazzi dichiara di essere venuto alle mani con qualcuno (spesso il 2,1%, qualche volta il 6,4%) e il 5,1% afferma di essere andato in giro con un coltello. Infine, un significativo 12,8% ammette di consumare rapporti sessuali senza alcuna protezione (il 4,2% spesso, il 3,1% qualche volta, il 5,5% raramente).

La pratica di ubriacarsi aumenta vertiginosamente con il crescere dell’età dei ragazzi: se i 12-15enni che affermano di non ubriacarsi mai sono pari all’83,7%, questa percentuale scende drasticamente (al 46%) tra i più grandi: fra questi, il 53,8% dice di ubriacarsi (il 5,8% spesso, il 25,6% qualche volta, il 22,4% raramente) contro il 15,2% dei più giovani (l’1,6% spesso, il 6,3% qualche volta, il 7,3% raramente). Per quanto concerne i rapporti sessuali non protetti, sono ancora i 16-18enni a mostrarsi meno responsabili: infatti, al 24,3% capita di avere rapporti non protetti (di cui spesso e qualche volta il 7%, raramente il 10,3%), contro il 6,3% dei 12-15enni (di cui il 2,4% spesso, l’1% qualche volta, il 2,9% raramente).

Una condotta non proprio esemplare. Il 13,1% dei ragazzi dichiara di aver rubato in un negozio e una percentuale di poco inferiore (12,1%) di essere stata tentata di farlo.

L’offendere i genitori e o gli insegnanti interessa rispettivamente il 33,2% e il 17,5% degli adolescenti, se a tali percentuali si aggiungono quelle relative alle risposte date alla opzione “no, ma sono stato tentato”, si ottengono risultati che fanno balzare nettamente i precedenti valori fino al 50,9% e al 48,3%. A ciò si affianca il dato che vede l’11,5% dei ragazzi sottrarre denaro in casa o che è tentato di farlo (8,4%).

Un altro dato preoccupante riguarda le fughe da casa: il 9,6% afferma di aver messo in atto una fuga da casa e quasi il doppio (16,7%) dichiara che avrebbe voluto farlo.

Il 9,7% ammette di aver danneggiato beni pubblici: scenario, questo, che permette anche un certo grado di visibilità e notorietà. Infine, il 22,2% decide di risolvere le liti reagendo fisicamente, piuttosto che optare per altre forme di comunicazione dai toni più concilianti.

Raffrontando i dati per classe d’età, si nota come i ragazzi di 16-18 anni siano maggiormente propensi a trasgredire rispetto ai ragazzi di 12-15 anni: più frequentemente rubano nei negozi (21,3% vs 8,6%), offendono i genitori (47,8% vs 26,1%) e gli insegnanti (23,8% vs 13,9%), mettono in atto una fuga da casa (12,7% vs 7,9%), sottraggono denaro (16,1% vs 9%), danneggiano beni pubblici (12,1% vs 8,1%).

Statti d’animo altalenanti. Interpellati relativamente ai loro stati d’animo, i giovani si sentono “spesso” divertiti (nel 74% dei casi) e felici (nel 72%). Ma accanto alla spensieratezza si evidenzia anche l’esistenza di disagio generalizzato e diffuso, una condizione quasi ad intermittenza tra benessere e sentimenti negativi: sommando infatti le risposte sulle sensazioni provate “spesso” o a volte emerge che il 63% degli adolescenti si sente annoiato, ben il 48,2% si definisce ansioso e il 27,6% depresso. In molti avvertono solitudine (25%) e angoscia (24,7%). Il senso di depressione colpisce prevalentemente le femmine (spesso il 7,7% e qualche volta il 26%, contro il 3,9% e 12,9% dei maschi). Analogamente, sono più le ragazze a sentirsi sole (6% spesso e 23,2% qualche volta) rispetto ai maschi (4,2% spesso e 14% qualche volta). Le femmine, infine, sembrano accusare maggiormente anche gli stati d’ansia (17,3% spesso, 39,9% qualche volta, contro il 6,6% spesso e il 26,8% qualche volta dei ragazzi) e di angoscia (spesso il 7,2% e qualche volta il 22,5%, contro il 4,6% spesso e l’11,8% qualche volta dei maschi).

Come gli adolescenti di fronte ai casi di estrema tragicità che la cronaca quotidianamente propone, come quelli di Avetrana o di Brembate? Quasi 1 ragazzo su 5 (24,1%) si sente rattristato per le vittime, mentre il 21,5% è spaventato. Deve far riflettere il 18,9% che si appassiona agli sviluppi delle indagini, a cui i media dedicano uno spazio che spesso sconfina oltre il semplice interesse informativo e descrittivo. Il 15,8% pone invece delle domande rendendo tali accadimenti argomento di conversazione; il 9,2% dice di essere infastidito e, infine, il 9,4% di non essere interessato.

Incrociando i dati per sesso si osserva un maggiore disinteresse da parte dei maschi rispetto alle femmine (17,9% vs 4,5%), queste ultime risultano significativamente più spaventate dei maschi (28,6% vs 9,6%).

(Fonte: Eurispes, Indagine conoscitiva sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza 2011)









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