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Italiani all'estero, per avere figli

Immagine Sono molte le coppie che, non riuscendo ad avere figli, vanno all'estero per risolvere i problemi legati alla riproduzione. Il fenomeno, diffuso in molti paesi europei, vede l'Italia al primo posto. I dati emergono da uno studio condotto da un team di ricercatori dell'Eshre, la Società europea di riproduzione umana e embriologia.

Lo studio ha preso in esame, attraverso questionari, le coppie straniere che si sono recate in 44 centri dei 6 paesi europei (Spagna, Svizzera, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca e Danimarca) dove vanno più frequentemente le coppie per sottoporsi a trattamenti di riproduzione assistita. Nel mese di osservazione, sono state 1.230 le coppie. Tenendo conto che i centri che hanno partecipato allo studio rappresentano circa il 50% dei centri che accolgono coppie straniere, ne consegue che, a livello europeo, il fenomeno coinvolge tra le 11.000 e le 14.000 coppie all'anno solo nei sei paesi menzionati.
"Non ha destato sorpresa il fatto che, delle 1.230 coppie, quelle italiane sono le maggiormente rappresentate: 391 coppie, pari al 32% del totale", sottolinea Anna Pia Ferraretti, rappresentante italiano della Task Force istituita dall'Eshre per studiare il fenomeno della migrazione per problemi riproduttivi in Europa (Cross border reproductive care). "In generale, si può stimare che sono circa 10.000 i cicli che le coppie italiane eseguono all'estero ogni anno".
Secondo la ricerca - condotta prima delle modifiche alla restrittiva legge italiana in materia di procreazione medicalmente assistita introdotte dalla Corte Costituzionale - la maggior parte delle coppie italiane, il 60%, non va all'estero per eseguire trattamenti illegali nel nostro Paese, ma perché crede siano più ‘efficaci' dove vige una legge più liberale; mentre il 40% si rivolge a centri stranieri per trattamenti non consentiti in Italia, come la donazione di gameti ed embrioni. Inoltre, le coppie italiane non vanno all'estero per effettuare trattamenti ‘estremi', ma solo per cercare di avere un figlio all'interno di una coppia stabile, eterosessuale e in normale età riproduttiva. "Le modifiche introdotte dalla Corte Costituzionale hanno avuto l'effetto di migliorare il tasso di gravidanza per ciclo iniziato dal 20.42% al 23.49%; un aumento di 3.7 punti percentuali, che rappresenta un incremento totale del 15%, destinato a crescere in futuro", spiega Paolo Levi Setti, ricercatore dell'Istituto Clinico Humanitas di Milano.

(Fonte: Almanacco della scienza – CNR)


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