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L’usura: quando il “credito” è nero

Immagine Eurispes: l’IRU (Indice di Rischio Usura) traccia una mappa dell’Italia. In un contesto socio-economico di difficoltà, come è quello attuale, i fenomeni di “sofferenza” delle famiglie italiane tendono ad aumentare: il 28,6% delle famiglie non ha un reddito mensile tale da consentirgli di arrivare alla fine del mese; il 42,9% può sostenere economicamente le proprie esigenze di consumo solo utilizzando i propri risparmi; il 23,3% e il 18,1% delle famiglie, rispettivamente, dichiarano difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo e del canone di affitto (Rapporto Italia 2010).

Tali fenomeni di “sofferenza” coinvolgono, allo stesso modo, il sistema produttivo italiano e, in particolare, il sistema delle piccole e medie imprese, che rappresentano oltre il 99% delle imprese attive in Italia e che, oltre alle difficoltà congiunturali e strutturali, si trovano a dover affrontare un problema di accesso al credito, dovuto anche all’entrata in vigore dell’accordo di “Basilea2” che impone regole molto più stringenti nell’erogazione del credito da parte degli intermediari finanziari. Proprio per la loro natura, le Pmi sono ritenute più rischiose e viene loro attribuito un rating molto basso, con una conseguente minore possibilità di accesso al credito che, qualora venga loro concesso, è aggravato dall’applicazione di condizioni contrattuali particolarmente gravose.
L’Indice di Rischio Usura. Un ulteriore indicatore di “sofferenza” delle famiglie e delle imprese italiane è costituito dalla diffusione del fenomeno dell’usura che è solo in parte quantificabile sulla base del riscontro giudiziario delle denunce, come dimostra la differenza sostanziale tra il numero di quest’ultime e quello del numero di richieste di assistenza ed aiuto rivolte agli osservatori privilegiati, quali le Fondazioni Antiusura o le stesse associazioni di categoria. Tale differenza, dovuta principalmente alla ridotta propensione di famiglie e imprese a denunciare alle Autorità giudiziarie i casi di usura, porta a ritenere più appropriato parlare di livello di permeabilità di un territorio e di vulnerabilità dei diversi contesti sociali ed economici rispetto al fenomeno dell’usura, piuttosto che rimanere ancorati al solo dato ufficiale relativo al numero di denunce. In questa direzione, l’Eurispes ha formulato un Indice di Rischio Usura (IRU), fondato sull’analisi di quelle variabili di contesto socio-economico che si ritiene possano influenzare il grado di vulnerabilità e/o permeabilità di un territorio rispetto all’usura: - quadro economico: Prodotto interno lordo, disoccupazione;
- sistema bancario: protesti, sofferenze, tasso di interesse medio attivo, valore credito al consumo (banche e società finanziarie), sportelli bancari, banche cooperative e popolari, clienti home e corporate banking, comuni serviti da banche;
- tessuto imprenditoriale: imprese individuali; imprese cessate e iscritte;
- criminalità: reati di estorsione, reati per associazioni a delinquere.
I dati relativi a ciascuna variabile di contesto, desunti dalle statistiche ufficiali di fonte Ministero dell’Interno, Istat, Banca d’Italia e Camere di Commercio e riferiti al 2008, sono stati successivamente rapportati a grandezze che ne consentissero il confronto a livello provinciale, ottenendo i seguenti indicatori: Pil pro-capite; tasso di disoccupazione; valore medio protesti; sofferenze / impieghi; tasso di interesse medio attivo; popolazione > 18 anni / sportelli bancari; popolazione > 18 anni / clienti home-corporate banking; comuni serviti da banche / totale comuni; sportelli banche cooperative e popolari / totale sportelli bancari; valore credito al consumo / numero famiglie; imprese individuali / totale imprese; rapporto imprese cessate / imprese iscritte; reati per associazione a delinquere / totale reati; reati di estorsione / totale reati.
L’Indice di Rischio Usura (IRU) è stato calcolato come combinazione lineare degli indicatori di contesto socio-economico sopra descritti, opportunamente indicizzati e con “pesi” diversi in funzione della loro correlazione con la variabile ottenuta rapportando il numero di reati di usura al totale dei reati denunciati. L’Indice così ottenuto assume valori compresi tra 0 e 100 (in funzione crescente del grado di vulnerabilità del territorio), aggregati in cinque classi di rischio usura, da molto basso ad alto.
Un’analisi del valore dell’IRU riscontrato a livello provinciale, evidenzia anzitutto come la totalità delle province con un Indice di Rischio Usura classificato come “Alto” (Valore IRU 80-100) e “Medio-Alto” (Valore IRU 60-80) appartengono al Mezzogiorno.
Nella categoria identificata come a rischio “Medio” (IRU 40-60, con valori compresi tra 40,6 della provincia di Perugia e 58,5 della provincia di Viterbo) si riscontra, viceversa, una netta predominanza delle province del Centro (60% del totale), mentre costituiscono una minoranza le province del Mezzogiorno e del Nord-Ovest (40% del totale).
La più alta concentrazione delle province del Centro Italia nella classe di rischio usura “Medio” trova conferma anche nella classifica regionale, nella quale Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria registrano valori IRU compresi tra 41,8 e 57,3.
Al ridursi ulteriore dell’IRU e della classe di rischio usura (“Basso”, con valori IRU 20-40), il contributo delle province appartenenti alle diverse aree geografiche cambia nuovamente, con una presenza sempre più significativa delle province del Nord-Ovest (43,3% del totale, con valori IRU compresi tra 20,1 di Como e 40 di Asti) e del Centro (36,7% del totale, con valori IRU compresi tra 22,4 di Siena e 39,2 di Massa Carrara) e la totale assenza di province del Mezzogiorno.
Infine, contrariamente a quanto riscontrato nella classe di rischio usura “Alto” e “Medio-Alto” dove risultano concentrate la quasi totalità delle province del Mezzogiorno, nella classe di rischio usura “Molto Basso” (valore IRU 0-20) tutte le province, ad eccezione di Firenze, appartengono al Nord Italia.
Italiani e banche: un “rapporto costoso”. La crisi economica, l’aumento dei prezzi e del costo della vita, la pressione fiscale: sono tutti fattori che possono contribuire a “consegnare” migliaia di famiglie italiane nelle mani degli usurai. Di solito le vittime dell’usura sono famiglie e aziende in difficoltà economiche, alle quali è precluso il credito bancario. Questi soggetti trovano, infine, credito presso canali non ufficiali. L’incapacità dell’attuale sistema bancario di farsi carico delle difficoltà delle famiglie è stato anche registrato nel corso dell’ultima indagine dell’Eurispes all’interno del Rapporto Italia 2010, dalla quale è emerso che le banche sono considerate dai cittadini come soggetti cui rivolgersi per far fronte a spese altrimenti insostenibili per il proprio reddito e risparmio, ma non in grado di farsi carico pienamente dei loro problemi o delle loro necessità.


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