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Exaptation: come uscire dalla crisi

Immagine Exaptation: un concetto preso in prestito dalla biologia per spiegare l'evoluzione della società italiana. Anziani come risorsa, spirito imprenditoriale degli immigrati, ruolo crescente delle donne: alcuni «reagenti» per rimetterci in moto.

Per uscire dalla crisi bisogna andare oltre l’adattamento. Mentre i grandi della Terra si riuniscono al G8 per affrontare i problemi che affliggono il pianeta, il Censis suggerisce una nuova prospettiva per uscire dalla crisi. Per decenni la società italiana ha impostato il suo sviluppo su un modello di adattamento continuato. Non avevamo un’architettura di grandi imprese? Siamo andati verso la moltiplicazione delle piccole imprese e si è diffusa l’economia sommersa. Mancava l’agognato posto fisso di lavoro? Sono state inventate tante forme di paralavoro che hanno tenuto in piedi più di una generazione di italiani. Non bastava l’indipendenza socio-economica individuale? Ci siamo adattati ricorrendo alle risorse ricombinate della famiglia. La sensazione è però che oggi l’adattamento (aptation) non basti più, che abbia esaurito la sua spinta vitale. Dobbiamo ricorrere ai reagenti esterni che in questi ultimi anni sono cresciuti alle frontiere del sistema, alle fonti di energia che in questa fase di transizione potrebbero veicolare l’exaptation, cioè il riadattamento innovativo necessario per rimettere in moto i processi di evoluzione del sistema sociale ed economico.
Il concetto di exaptation. Preso in prestito dal Censis dalla biologia evoluzionista, l’exaptation indica l’uscita dalla pratica ormai sfibrata dell’adattamento a oltranza. Quando un sistema non riesce più a conservarsi usando le strutture e le risorse originarie, deve guardare altrove. Il Censis propone 4 percorsi esemplificativi, guardando ai confini del sistema, dove si stanno incubando minoranze vitali pronte ad essere arruolate.
Longevi e responsabili. Oggi gli anziani costituiscono un enorme serbatoio di risorse in termini di disponibilità a partecipare alla vita di comunità: un esempio di cittadinanza attiva in un’epoca di individualismo sfrenato e di piccoli e grandi egoismi. L’esercito della terza età (oggi gli over 65 sono 11,9 milioni e gli ultraottantenni 3,2 milioni, con un incremento del 30,6% rispetto al 2002) è fortemente coinvolto nella soluzione dei problemi della comunità di appartenenza. Il 32% svolge abitualmente attività di volontariato. L’attività più diffusa è quella di vigilanza all’ingresso delle scuole (20%). Ma gli anziani si occupano anche di tutela dell’ambiente, raccolta dei rifiuti, musei, biblioteche. Non c’è solo la voglia di assistere gli altri, ma anche di far lavorare il cervello: ad esempio, il 32% degli iscritti all’Università popolare di Roma ha tra i 60 e i 69 anni. Secondo un’indagine del Censis, gli anziani fanno esplicitamente riferimento al proprio bagaglio di esperienza e memoria (50%), alla loro umanità e attenzione agli altri (31%), al loro ottimismo e alla fiducia nel futuro (20%) come aspetti di cui potrebbe beneficiare tutta la società, che a loro dire oggi ha bisogno soprattutto di onestà (50%), moralità (36%), giustizia ed equità sociale (27%).
Immigrati e spiriti imprenditoriali. Altro esempio è quello degli imprenditori immigrati. Oggi in Italia le imprese individuali con titolare extracomunitario sono 243 mila. Nel primo trimestre 2009 sono aumentate del 6,3% rispetto al primo trimestre 2008, mentre lo stock complessivo di imprese individuali ha subito una contrazione di quasi l’1%. Il contributo di questi piccoli imprenditori è prezioso in termini di valore aggiunto, ormai vicino al 10% del Pil. L’imprenditoria degli immigrati evolve sotto il segno della vitalità e della forte motivazione, spinta dal fatto che l’11,4% dei titolari stranieri ha un’età al di sotto dei 29 anni e ben il 70,2% va dai 30 ai 49 anni.
Manager donne dal volto umano. Il dibattito in corso in Italia sulla condizione femminile è stato inevitabilmente drogato dalle polemiche sul «velinismo». Ma un terzo esempio di exaptation è dato da una fascia di donne che non si sono lasciate scoraggiare dalle tante forme di discriminazione sul lavoro e hanno continuato ad accumulare titoli formativi e professionali, piccoli successi, reti relazionali sempre più dinamiche. Alla fine del 2008 le donne imprenditrici sono più di 1,4 milioni (il 23,4% del totale), con un incremento di 3.238 unità rispetto all’anno precedente. Le imprese individuali guidate da donne evidenziano una migliore tenuta rispetto a quelle con a capo uomini. Nella selezione del personale tendono a privilegiare la disponibilità ad assumersi responsabilità (90,3%), l’orientamento agli altri (89,3%), la capacità di ascolto (88,7%), la rettitudine (87,3%). Eppure si stenta a riconoscerne la crescita professionale. Nel sistema sanitario le donne primario sono solo il 10%; tra i magistrati amministrativi, che per più di un quarto sono donne, non ci sono magistrati donne con funzioni direttive. Forse è giunto il momento di una cooptazione della risorsa femminile, per egoismo economico del sistema più che per il perseguimento delle pari opportunità.
Il bisogno di ri-umanizzazione. Lo sfarinamento dei comportamenti non ha annullato il bisogno di interiorità, di affettività autentica, di umanità. L’ultimo esempio riguarda la crescita esponenziale del ricorso alle medicine alternative, basate su un approccio olistico tendente a valutare il paziente nella sua globalità e umanità. Secondo una ricerca del Censis hanno fatto ricorso nell’ultimo anno alle medicine non convenzionali 11,5 milioni di cittadini (il 23% della popolazione). Tale crescita indica il tentativo da parte dei pazienti di ottenere un’attenzione che spesso manca nella medicina ufficiale. Per il 49% degli intervistati (e il dato sale al 57% tra i meno istruiti) l’aspetto che andrebbe incrementato nella sanità italiana è proprio l’umanità.
I quattro esempi citati sono solo alcune delle exaptations che il sistema sociale può mettere in atto. Siamo in una fase in cui dobbiamo capire che abbiamo altre opportunità e risorse che si stanno rendendo disponibili e che ancora non vediamo pienamente perché sono forme di energia esogene. L’exaptation, l’uscita dall’adattamento, deve scoprire la sua fase calda.
«Dall’adattamento all’exaptation» è un argomento presentato dal Censis a partire da un testo elaborato nell’ambito dell’annuale appuntamento di riflessione «Un mese di sociale», giunto alla ventunesima edizione.

Per saperne di più: il sito del Censis


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