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Lavorare stanca. E può essere pericoloso

Immagine Lavorare e intossicarsi, o peggio avvelenarsi. Capita spesso anche se quasi nessuno ci pensa.

“Reagenti, vernici, colle, mobili e apparecchiature sono i principali responsabili dell’inquinamento indoor, quello relativo al cosiddetto ambiente confinato”, spiega Antonello Ottaviani dell’Istituto per l’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr. “Sostanze che nel corso del tempo possono procurare seri danni alla salute, determinando malattie croniche quali allergie, asma, bronchiti”.
I settori in cui si riscontrano i più alti livelli di inquinanti, soprattutto idrocarburi e composti volatili organici, sono la piccola impresa e l’artigianato. “Estetiste e parrucchiere, ad esempio, sono spesso alle prese con solventi e detergenti che contengono alcoli, chetoni ed eteri, tutti altamente tossici”, aggiunge Carla Iacobelli dell’Iia-Cnr. “Le tinture per capelli poi contengono ammoniaca, che può provocare irritazioni da contatto e dermatiti anche importanti. Senza contare la presenza di piombo nei cosmetici comuni: ombretti, ciprie e rossetti”.
Nelle industrie per la lavorazione del vetro, del legno e nell’industria ceramica all’origine dell’inquinamento indoor ci sono, oltre alle scorie (polveri e segatura), anche pitture, vernici (comprese quelle ad acqua) e colle: insieme ai composti volatili qui si possono trovare idrocarburi aromatici, alifatici, alogenati e la formaldeide, un prodotto altamente cancerogeno presente nei mobili di truciolato e in altri materiali.
Non meno pericolosi i luoghi di ristorazione “Ristoranti, mense e fast food ‘ospitano’ una miscela di varie sostanze”, precisa Iacobelli, “che derivano da fenomeni di degradazione termica incompleta e da trasformazione di ossidazione all’interno degli olii di cottura e dei grassi presenti negli alimenti. Tutte queste sostanze si trovano sotto forma di vapori o condensati, veicolati da nuclei oleosi e da polveri”.
Infine, non sono esenti da inquinamento neppure gli uffici: “Le sostanze del toner delle stampanti, riscaldate, si miscelano con l’ossigeno dell’aria e provocano una pericolosa carica di ozono”, spiega Ottaviani. “Inoltre, le tanto apprezzabili misure per il risparmio energetico rendono necessarie alcune precauzioni: le finestre a tenuta stagna e le porte con all’interno dell’intercapedine materiali fibrosi che isolano l’ambiente, evitando quando fa freddo dispersione di calore e, quando le temperature sono alte, il mantenimento del fresco, hanno il difetto di non lasciare passare aria e, quindi, di non favorire la dispersione dei composti volatili. Inoltre, i materiali utilizzati per sigillare, come la schiuma di poliuretano espanso, contengono formaldeide che viene rilasciata lentamente durante gli anni. Un consiglio semplice ma efficace è dunque quello di aprire spesso la finestra areando le stanze”.
(Fonte: CNR - Almanacco della scienza)

Per saperne di più: Almanacco della scienza


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