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IPhone, oggetto cult che attenta alla privacy

Immagine E’ l’oggetto cult del momento: protagonista di milioni di pagine web nel mondo (compresi i principali quotidiani italiani) e delle chiacchiere da bar, capace di mettere d’accordo tanto i fan della tecnologia che i modaioli più incalliti. Ma…

L’iPhone, il rivoluzionario telefonino che si controlla con le dita, premia con un record di vendite il colosso americano della Apple, abile a investire in tecnologia innovativa almeno quanto nelle politiche di marketing: per la fine dell’anno, dicono gli analisti, nel mondo circoleranno 10 milioni di cellulari made in Apple.
Certo, all’iPhone non mancano i detrattori: che, a torto o a ragione, imputano al ‘melafonino’ una serie di carenze (in primis, l’impossibilità di inviare messaggi multimediali) apparentemente inspiegabili. Tra i ‘difetti’ rientrerebbe a pieno titolo anche il cosiddetto ‘kill switch’: una funzionalità inserita dai programmatori nel software di gestione del telefono con il fine ultimo di rimuovere - senza il consenso dell’utente - i programmi installati sul cellulare e non graditi al produttore.
Ad ammettere l’esistenza di questo particolarissimo ‘interruttore software’ è stato lo stesso Steve Jobs, padre fondatore del colosso di Cupertino: ogni iPhone in circolazione può potenzialmente connettersi e chiacchierare con i server di casa Apple per verificare l’esistenza di applicazione ‘pericolose’ all’insaputa del legittimo proprietario del cellulare. Apriti cielo. In Italia come all’estero, le associazioni dei consumatori hanno preso a sparare a zero su Apple, individuando nel ‘kill switch’ una potenziale, gravissima minaccia alla privacy degli utenti: chi garantisce, dicono, che l’iPhone non si metta a ficcanasare nei dati sensibili del proprietario, come numeri di telefono, appuntamenti o e-mail? “La prassi di ‘chiamare a casa’, ovvero contattare i server del produttore, è una costante più o meno gradita di quasi tutti i sistemi operativi oggi in commercio”, commenta Fabio Martinelli, ricercatore all’Istituto di informatica e telematica (Iit) del Cnr di Pisa, dove è responsabile del Laboratorio di sicurezza sui dispositivi mobili.
“I cellulari di nuova generazione non sembrano fare eccezione. Spesso si tratta di un ausilio all’utente, che può così scaricare aggiornamenti utili anche per la sicurezza. Certamente il controllo esercitato dal produttore dei cellulari sembra attualmente predominante sulle esigenze dell’utente finale. Il problema dei cellulari troppo invasivi potrebbe essere alleviato se si usassero tecnologie quali quelle sviluppate nell’ambito del progetto Europeo “Secure software and services for mobile systems” (S3MS), cui anche l’Iit-Cnr ha partecipato. In questo progetto sono state sviluppate una serie di tecnologie per permettere all’utente finale di definire politiche di uso corretto delle applicazioni in esecuzione sul suo cellulare secondo le sue preferenze piuttosto che quelle del produttore. Il largo utilizzo di tali tecnologie sui prodotti attualmente disponibili, tecnologicamente possibile, rimane una scelta (commerciale) ancora una volta sotto il controllo del produttore”.
Fonte: L’Almanacco della Scienza, CNR

Per saperne di più: L’Almanacco della Scienza


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