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Banche e trasparenza: i conti non tornano

Immagine Altroconsumo denuncia a Banca d’Italia e Tremonti: su rinegoziazione mutui lettere delle banche con errori calcoli e senza piano ammortamento.

Del piano d’ammortamento del mutuo non c’è traccia. Invece abbondano gli errori di calcolo e le omissioni. E non c’è corrispondenza tra quota capitale ancora da pagare e rata attuale. Inutile aggiungere che manca l’ISC, (l’indicatore sintetico di costo), che fornisce il costo effettivamente pagato dal risparmiatore per tutta l’operazione.
I conti non tornano sulla trasparenza delle informazioni da parte dei più grossi gruppi bancari a un milione e 200 mila mutuatari italiani: Altroconsumo ha analizzato i contenuti delle lettere per la rinegoziazione dei mutui che sono arrivate ai consumatori da parte di Unicredit, Intesa San Paolo, UBI Banca, Monte Paschi, Popolare di Sondrio e Banca Toscana e ha deciso di presentare una denuncia alla Banca d’Italia e al ministero dell’Economia e delle Finanze. Le ragioni: mancata applicazione dell’accordo del giugno 2008, la cosiddetta “convenzione Tremonti” e mancato rispetto della normativa sulla trasparenza bancaria del luglio 2003.
E’ la stessa convenzione, all’articolo 5, che impone che la proposta sia effettuata nel rispetto della disciplina sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari, con modalità di comunicazione chiare e comprensibili.
Altroconsumo ribadisce: non accettare la proposta di rinegoziazione della banca. Per l’associazione di consumatori questa è l’ultima spiaggia del mutuatario: con l’illusione di una rata d’importo inferiore ci si lega mani e piedi alla stessa banca per un periodo più lungo, a volte di oltre 25 anni. Altroconsumo invita a telefonare al numero verde 800.239.932 per valutare con i fogli di calcolo l’effettiva convenienza dell’ipotesi o percorrere la strada della surrogazione (cioé portare il proprio mutuo in un’altra banca a costi zero).
Nel dettaglio, ecco cosa non va nelle lettere delle banche: senza piano ammortamento sulla proposta dell’istituto oggi, è incomprensibile capire la reale data da pagare a partire da un dato momento e il capitale residuo di finanziamento, oltre all’evoluzione del tasso variabile dal momento della stipula del primo contratto. Non c’è chiarezza sul tasso a regime del mutuo e in alcune delle lettere manca qualunque riferimento al parametro di indicizzazione, alle modalità della sua rilevazione (ultimo giorno lavorativo, media del mese precedente) e allo spread. Indicazioni sul capitale residuo erano diverse rispetto a quelle usate per il calcolo della rata. Il motivo? Non si è tenuto conto dell’aumento dei tassi.
L’accordo Tremonti era di per sé stonato. La sua esecuzione, da parte dei maggiori gruppi bancari, è di quart’ordine.


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