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Allenarsi all’aperto fa male alla salute?

Immagine Tanti sportivi, sia professionisti che non, amano allenarsi all’aria aperta. Farlo giova sicuramente al corpo e allo spirito, ma solo se ci si tiene lontani dallo smog cittadino. Respirare ‘a pieni polmoni’ l’aria inquinata delle metropoli infatti può non solo compromettere i benefici dell’attività fisica ma anche accelerare il processo di invecchiamento.

“L’esposizione agli inquinanti atmosferici è associata a malattie non solo a carico dell’apparato respiratorio ma anche di altri organi, a causa della formazione di radicali liberi (specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto)”, spiega Claudio Marconi, direttore dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) del Cnr di Milano. “Questi vengono normalmente prodotti durante l’attività fisica, ma quando la loro quantità è eccessiva, determinano uno stress ossidativo, che è causa di danni, talvolta irreversibili, a carico delle membrane cellulari, delle proteine e del Dna”.
E’ lo stesso meccanismo che avviene in molte condizioni di malattia, ma anche fisiologiche, quali l’invecchiamento, e che viene accentuato dalla respirazione di sostanze inquinanti presenti nell’ambiente di lavoro (pesticidi, cromo, etc.) e nell’aria delle nostre città. “In particolare, le cosiddette polveri sottili (Pm)”, sottolinea Marconi, “sono oggi associate a situazioni di stress ossidativo rischioso per la salute, soprattutto in individui affetti da patologie, come lo scompenso cardiaco, l’insufficienza respiratoria e il diabete”. Lo confermano recenti studi, condotti su una cinquantina di autisti di autobus di Praga, che hanno messo in evidenza come i livelli, nelle urine, di marcatori di danno a carico del Dna cellulare siano strettamente legati alla concentrazione di polveri sottili (Pm2,5 e Pm10) e come questi siano indipendenti dalle variazioni di concentrazione nell’aria di idrocarburi aromatici. Inoltre, elevate concentrazioni nell’atmosfera di Pm10 sembrano essere correlate ad alterazioni del controllo del microcircolo, specie in pazienti diabetici. Al momento, sono pochi i centri, in Italia, che si occupano di una valutazione globale dello stress ossidativo a causa di difficoltà metodologiche, specie nella preparazione dei campioni di sangue prima dell’analisi. Per questo motivo l’Ibfm-Cnr sta allestendo un laboratorio dedicato alla determinazione dei principali marcatori di stress ossidativo in diverse condizioni: ipossia (alta quota, scompenso cardiaco, arteriopatie periferiche, insufficienza respiratoria), iperossia (immersioni con autorespiratore, medicina iperbarica) e disfunzioni metaboliche (diabete, l’obesità).
(Fonte: Almanacco della Scienza, quindicinale del Cnr)

Per saperne di più: Almanacco della Scienza


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